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IL TRAGUARDO

Festa grande per la storica società dell’oratorio: un’avventura iniziata nel 1974.

Il Centro giovanile calcio compie 50 anni: «Siamo e saremo sempre una scuola di vita»

Mezzo secolo e la storia continua.
E’ quella del Centro giovanile calcio, storica società dell’oratorio che quest’anno spegne le sue prime 50 candeline.
Una bellissima avventura che ha portato quegli allora giovani sanvittoresi a creare una società, anzi meglio dire una famiglia, che ha fatto crescere centinaia di ragazzi all’insegna dei veri valori dello sport.


Il Centro giovanile è un luogo d’incontro per tutti coloro che fanno sport: questa la frase dell’allora coadiutore Gianni Viganò per presentare a un gruppo di giovani la sua proposta. Era la primavera del 1974. L’idea del sacerdote era quella di realizzare nel suo oratorio una società di calcio diversa dal modello tradizionale delle altre società sportive: gli altri prevedevano unicamente un vivaio di futuri campioncini, Viganò sognava invece una società che dava spazio a tutti, indipendente dall’essere più o meno bravi. Obiettivo finale? Farli crescere sì dal punto di vista sportivo ma, soprattutto, educativo e morale.
Quei ragazzi che in quella prima riunione si trovavano al bar del centro giovanile ne rimasero subito colpiti.
E accettarono la sfida. Loro stessi erano cresciuti giocando a calcio sul capo del vecchio oratorio e conoscevano bene le regole, sacrifici e soddisfazioni di questa disciplina.
Così l’8 giugno 1974 ecco la nascita del Centro giovanile calcio. Ci fu la distribuzione della cariche, alcuni scelsero di fare gli allenatori. Nella stagione 1974-1975 ecco che in campo apparvero per la prima volta le maglio arancio e nere, i colori sociali della società.

I ricordi

Uno di quei giovani era Pinuccio Monticelli, ancora oggi dirigente e pilastro del Cgc: «E’ passato mezzo secolo ed è successo qualcosa di straordinario – ricorda Monticelli – Se ci guardiamo indietro, siamo davvero entusiasti di quello che siamo riusciti a creare. Ora siamo diventati anziani, cerchiamo sempre di mantenerci giovani. Il Cgc è stato ed è qualcosa che sentiamo profondamente nostro: l’abbiamo fatto nascere non avendo nulla, mettendoci solo la passione!».
Quella sfida, insomma, è stata vinta: «Quando abbiamo iniziato non avremmo mai immaginato tutto questo – prosegue Monticelli – Il merito è anche delle nostre mogli: tanti i nostri sacrifici e tantissimo il tempo da noi speso anche per far crescere i figli degli altri».
Quale il presente e quale il futuro? «E’ stata una bella avventura che continua e deve continuare – commenta Monticelli – E sempre fedeli al nostro spirito: non quello di creare campioni ma di formare degli uomini. A noi non ci interessa il talento, al Cgc puntiamo a trasmettere ai bambini e ragazzi i veri valori della vita: il rispetto delle regole, lo stare insieme, gioire per le vittorie ma accettare le sconfitte. E questo servirà loro nella vita. Sì, il Cgc è una scuola di vita. E se un campione ci capita, siamo comunque bravi a “coltivarli”. Un esempio? Francesco Coco ha giocato con noi fino agli Esordienti».

«La rimpatriata»

E in occasione dei 50 anni, il Cgc ha lanciato un’iniziativa: sulle varie pagine social ha pubblicato foto storiche, lanciando un invito: «Vogliamo festeggiare coinvolgendo tutti i giocatori che hanno fatto parte di questa incredibile storia – si legge nel post della società – Aiutateci a rintracciare i nostri “ragazzi”. Se vi riconoscete, taggatevi o taggate i vostri vecchi amici. Aspettiamo con entusiasmo il vostro contatto: vi vogliamo in campo o almeno al nostro fianco per questo straordinario evento».

L’amico ora in cielo

Un grande protagonista di questa avventura è stato Donato Monticelli, venuto a mancare a 71 anni nel maggio 2021: era tra i fondatori del Cgc di cui era vicepresidente. «Donato ci manca molto, lui ha fatto tantissimo per arrivare a questo traguardo» ricordano dalla società.

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